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Chi saranno i senior di domani?

L'occupazione per sviluppatori under 25 è calata del 20% dal lancio di ChatGPT. Le aziende assumono meno junior perché l'AI fa quei task. Ma senza junior oggi, chi guiderà i team tra dieci anni?

Irene Burresi
Irene Burresi AI Team Leader
Chi saranno i senior di domani?

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Una domanda che nessuno fa nei board meeting

Le aziende non assumono junior perché l’AI svolge i loro task meglio. E tra dieci anni, chi guiderà i team?

Nei report trimestrali non trovi mai questa domanda. La butto lì: se smettiamo di assumere chi sta imparando, chi diavolo saprà fare questo lavoro tra un decennio?

I numeri raccontano qualcosa che dovrebbe far venire i brividi a chiunque gestisca team tecnici. L’occupazione per sviluppatori software tra i 22 e i 25 anni è calata del 20% dal picco di fine 2022. Il dato viene da un paper del Digital Economy Lab di Stanford, basato su payroll di 25 milioni di lavoratori. E non è un calo uniforme, anzi: nello stesso periodo gli over-35 nelle stesse mansioni sono cresciuti dell’8%.

Potremmo chiamarlo paradosso dell’apprendistato, questo meccanismo. Le aziende smettono di assumere entry-level perché l’AI svolge quei task meglio. Peccato che senza entry-level oggi, senior domani non ne avrai.


Numeri, non impressioni

La contrazione è documentata da fonti multiple e indipendenti, non è una sensazione.

Le assunzioni entry-level nelle 15 maggiori aziende tech sono calate del 25% tra il 2023 e il 2024, secondo SignalFire. L’età media delle assunzioni tecniche dal 2021 è aumentata di tre anni. Le aziende non stanno solo assumendo meno, stanno assumendo diversamente. Vogliono gente produttiva dal giorno uno.

I tirocini tech crollati del 30% dal 2023, secondo Handshake. Le candidature aumentate del 7%. Più gente che si sbatte per meno posti, e quei posti che restano chiedono sempre più esperienza.

Uno studio Harvard su 285.000 aziende americane ha trovato che quando le imprese adottano AI generativa, l’occupazione junior cala del 9-10% entro sei trimestri. I senior restano stabili. Non sono licenziamenti di massa, è un congelamento silenzioso: le aziende semplicemente smettono di aprire posizioni entry-level.

In Europa stesso schema. Posizioni junior nel tech giù del 35% nei principali paesi EU durante il 2024, dati aggregati da LinkedIn, Indeed, Eures. In UK le Big Four della consulenza hanno tagliato le assunzioni di neolaureati tra il 6% e il 29% in due anni. India: le aziende IT hanno ridotto i ruoli entry-level del 20-25%, report EY.

Il World Economic Forum nel Future of Jobs Report 2025 avverte che il 40% dei datori di lavoro prevede di ridurre personale dove l’AI può automatizzare i task. E i task automatizzabili sono, quasi per definizione, quelli che facevano i junior.


Il ragionamento ha senso. Nel breve periodo.

Devo ammetterlo, la logica dietro queste scelte è comprensibile.

Un senior engineer con strumenti AI può fare quello che prima richiedeva due o tre junior, almeno per certi task. GitHub Copilot, Cursor e simili promettono aumenti di produttività del 20-50% secondo i vendor (certo, c’è il marketing, ma anche scontandolo qualcosa resta). Per un CFO che guarda al prossimo trimestre, assumere un junior che richiederà sei mesi di formazione prima di essere produttivo sembra difficile da giustificare.

James O’Brien, professore di computer science a Berkeley che lavora con startup, descrive il cambio: “Prima, le startup assumevano una persona senior e due o tre coder early-career per assisterla. Ora chiedono: perché assumere un neolaureato quando l’AI è più economica e veloce?”

Domanda ragionevole, nel breve.

Il codice generato dall’AI non è di prima qualità, ma neanche quello scritto da un neolaureato, diciamocelo. La differenza, nota O’Brien, è che il processo iterativo per migliorare il codice AI richiede minuti. Un junior potrebbe impiegare giorni per lo stesso task.

Heather Doshay, head of talent di SignalFire, la mette così: “Nessuno ha pazienza o tempo per il hand-holding in questo nuovo ambiente, dove molto del lavoro può essere fatto autonomamente dall’AI.”


Quello che non appare in nessun bilancio

C’è un difetto in questa logica, e si chiama pipeline di talenti.

Matt Garman, CEO di AWS, lo ha detto chiaro: “Se non hai una pipeline di talenti che stai costruendo, se non hai persone junior che stai mentorando e facendo crescere nell’azienda, spesso scopriamo che è da lì che vengono le idee migliori. Se un’azienda smette di assumere junior e di farli crescere, tutto il sistema alla fine esplode.”

Non è retorica, è matematica demografica applicata alle organizzazioni.

Ogni senior engineer, ogni tech lead, ogni CTO è stato un junior. Il percorso da neolaureato a leader tecnico richiede anni su progetti reali, errori fatti e corretti, feedback ricevuti, pattern che entrano sotto pelle. Non ci sono scorciatoie, su questo.

Faccio un conto brutale: se l’industria smette di assumere junior nel 2023, nel 2033 avrà una carenza strutturale di mid-level. Cinque anni dopo mancheranno i senior. Altri cinque e non ci sarà nessuno da promuovere a ruoli di leadership tecnica.

Questo costo non appare in nessun bilancio trimestrale, ecco il punto. È un debito che si accumula silenziosamente, e quando diventerà evidente sarà troppo tardi per rimediare in fretta.


L’AI che insegna e quella che atrofizza

C’è un’ironia in tutto questo. Gli stessi strumenti AI che stanno eliminando i ruoli junior potrebbero, in teoria, accelerare l’apprendimento. Un tutor AI disponibile 24/7, paziente, che risponde a ogni domanda: il sogno di ogni studente, no?

La realtà è più complicata. E qui i dati sono interessanti, secondo me.

Un esperimento di ricercatori Wharton e Penn su quasi mille studenti di liceo in matematica ha testato due versioni di un tutor basato su GPT-4. Il gruppo con accesso a un’interfaccia tipo ChatGPT standard (GPT Base) ha ottenuto risultati del 48% migliori durante le sessioni di pratica assistita. Il gruppo con un tutor progettato per guidare senza dare risposte dirette (GPT Tutor) ha fatto il 127% meglio.

Ma ecco il punto: quando l’AI è stata tolta e gli studenti hanno fatto l’esame da soli, il gruppo GPT Base ha ottenuto risultati del 17% peggiori rispetto al gruppo di controllo che non aveva mai usato AI. Il gruppo GPT Tutor invece era in linea col controllo.

Gli studenti usavano l’AI come stampella. Performavano meglio con l’assistenza, imparavano meno. Quando l’assistenza spariva, si ritrovavano più indietro di chi non l’aveva mai avuta.

Uno studio del MIT Media Lab ha documentato quello che i ricercatori chiamano “debito cognitivo”: l’uso di LLM per la scrittura sembra ridurre lo sforzo mentale durante il task, ma a costo di un apprendimento più superficiale. La ricercatrice Nataliya Kosmyna lo dice chiaramente: “I cervelli che si stanno sviluppando sono quelli a rischio più alto.”

Non significa che l’AI non possa aiutare l’apprendimento. Lo studio Wharton dimostra che può farlo, se progettata con le giuste salvaguardie. Ma l’AI “selvaggia”, quella che dà risposte invece di guidare verso le risposte, può fare danni.


Chi saranno i junior che passeranno il filtro?

Se le posizioni junior si riducono, chi viene assunto?

I segnali dal mercato sono chiari. Saper programmare non basta più. I datori di lavoro si aspettano che i neolaureati sappiano gestire progetti, comunicare con i clienti, capire il ciclo di vita dello sviluppo software. Il lavoro “grunt” che una volta serviva da palestra viene automatizzato. Chi entra deve essere operativo a un livello più alto quasi dal primo giorno.

Jamie Grant, che gestisce i career services per ingegneria alla University of Pennsylvania, descrive il cambio: “Non stanno necessariamente solo programmando. C’è molto più pensiero di alto livello e conoscenza del ciclo di vita dello sviluppo software.”

David Malan di Harvard, che insegna il corso di introduzione alla programmazione più seguito al mondo, nota che l’impatto maggiore dell’AI è stato sui programmatori, non sui ruoli che ci si aspettava (tipo i call center). La ragione: il lavoro di programmazione è relativamente solitario e altamente strutturato. Perfetto per l’automazione, insomma.

Ma Malan nota anche qualcosa di interessante. Negli Stati Uniti l’occupazione per “programmatori” è calata del 27,5% tra il 2023 e il 2025, ma quella per “software developers”, posizione più orientata al design, è calata solo dello 0,3%. La differenza è nel livello di astrazione. Chi scrive codice è vulnerabile. Chi progetta sistemi lo è meno.


Tre scenari, nessuno inevitabile

Il collasso della pipeline. Le aziende continuano a non assumere junior. Tra cinque, dieci anni la carenza di mid-level diventa acuta. I senior rimasti vengono pagati cifre astronomiche. Le aziende che non possono permetterseli perdono competitività. L’industria si polarizza tra pochi giganti che attraggono talento e tutti gli altri che arrancano.

L’apprendistato reinventato. Alcune aziende capiscono che il problema sta arrivando e investono controcorrente. Creano programmi di formazione intensivi, magari assistiti da AI progettata per insegnare invece che sostituire. Diventano i datori di lavoro preferiti per i talenti migliori, che sanno che lì potranno crescere. Nel lungo periodo hanno un vantaggio competitivo.

La democratizzazione irregolare. L’AI abbassa la barriera d’ingresso per alcune competenze (scrivere codice funzionante) ma la alza per altre (progettare sistemi, debuggare problemi complessi, gestire l’AI stessa). Chi ha accesso a formazione di qualità e mentorship può saltare alcuni gradini. Chi non ce l’ha resta bloccato. La disuguaglianza di opportunità aumenta.

Nessuno di questi scenari è scritto nella pietra. Dipende da scelte che aziende, istituzioni educative e policy maker faranno nei prossimi anni.


Se assumi, qualche domanda da farti

Stai ottimizzando per il prossimo trimestre o per i prossimi dieci anni? Un junior costa di più nel breve periodo, certo. Ma l’alternativa è dipendere interamente dal mercato esterno per il talento, competendo con tutti gli altri che hanno fatto la stessa scelta.

Il tuo team sta ancora insegnando? Se i senior passano tutto il tempo a produrre e nessuno a trasferire conoscenza, stai consumando capitale umano senza rigenerarlo.

Come usi l’AI nella formazione? Se i tuoi junior usano Copilot per avere risposte invece che per imparare a trovarle, stai accelerando la loro produttività a breve termine e compromettendo la loro crescita a lungo termine.

Stai assumendo per le skill di oggi o per l’adattabilità di domani? Le competenze tecniche specifiche hanno una half-life sempre più breve. La capacità di imparare, di ragionare su problemi nuovi, di lavorare con le persone: quelle durano.


Se stai iniziando, qualche considerazione

Il mercato sembra chiuderti le porte, lo so. Ma non tutto il lavoro junior sta sparendo. Sta sparendo quello ripetitivo e isolato. I ruoli che sopravvivono richiedono interazione umana, giudizio su problemi ambigui, creatività applicata a contesti specifici. Quelli sono i ruoli da cercare.

L’AI come strumento, non come stampella. La differenza conta davvero. Chi usa ChatGPT per avere risposte e chi lo usa per esplorare problemi sono due persone diverse: una atrofizza, l’altra cresce.

Il networking conta, probabilmente più di prima. Se le posizioni junior sono poche, la competizione è feroce, e spesso vince chi ha una connessione, non chi ha il CV migliore. Non è giusto, ma è quello che succede.

Le competenze trasversali non sono optional. Comunicare, gestire progetti, capire il business: sono cose che l’AI non sa fare e che i datori di lavoro cercano anche nei profili tecnici.


La domanda resta aperta

Torno alla domanda iniziale: chi saranno i senior di domani?

Non ho una risposta sicura, e a mio avviso nessuno ce l’ha. Stiamo conducendo un esperimento in tempo reale, senza gruppo di controllo, su scala globale.

Quello che so è che ogni senior che conosco è stato un junior che qualcuno ha deciso di assumere e formare. Ogni tech lead ha fatto errori da principiante che qualcuno ha avuto la pazienza di correggere. Ogni architetto di sistema ha scritto codice imbarazzante prima di scrivere codice elegante.

Se eliminiamo quella fase, se la consideriamo un costo da tagliare invece che un investimento da proteggere, non stiamo ottimizzando. Stiamo consumando un capitale che non sappiamo come rigenerare.

La domanda non è se l’AI può sostituire i junior. Può farlo, per molti task. La domanda è se vogliamo un’industria che sa solo consumare competenze o una che sa anche produrle.

Per ora i numeri suggeriscono che abbiamo scelto la prima opzione.

Il conto arriverà. Non nel prossimo trimestre, ma arriverà.


Fonti

Brynjolfsson, E., Chandar, B., & Chen, R. (2025). Canaries in the Coal Mine: Six Facts about the Recent Employment Effects of AI. Stanford Digital Economy Lab.

Bastani, H., Bastani, O., Sungu, A., Ge, H., Kabakcı, Ö., & Mariman, R. (2024). Generative AI Can Harm Learning. The Wharton School Research Paper.

Stack Overflow. (2025, December). AI vs Gen Z: How AI has changed the career pathway for junior developers. Stack Overflow Blog.

IEEE Spectrum. (2025, December). AI Shifts Expectations for Entry Level Jobs.

Rest of World. (2025, December). AI is wiping out entry-level tech jobs, leaving graduates stranded.

Kosmyna, N., et al. (2025). Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI Assistant for Essay Writing Task. arXiv.

World Economic Forum. (2025). Future of Jobs Report 2025.

FinalRound AI. (2025). AWS CEO Shares 3 Solid Reasons Why Companies Shouldn’t Replace Juniors with AI Agents.

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